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UCRAINA Dopo il voto autonomista, Kiev bombarda: 12 vittime civili. Manovre Nato in Lituania

06.11.2014 09:48

Due bambini uccisi per le bombe cadute sulla scuola n.63 di Donetsk e 12 morti tra i civili nella regione di Lugansk: è il bilancio di ieri delle artiglierie semovomenti ucraine. Ma quando i soldati regolari o dei battaglioni punitivi di Kiev entrano in contatto con le milizie, è di premmetica che i primi finiscano accerchiati: da ieri 80 governativi sono asserragliati in una sacca a ovest di Lugansk. Di fatto, un vero e proprio cessate il fuoco non c'è mai stato. Per il vice capo della missione Osce, Aleksander Hug, le parti in conflitto non sono riuscite a stabilire una linea di demarcazione (dalla quale dovrebbero arretrare le artiglierie pesanti) delle rispettive posizioni, lungo i 480 km di confine. Dunque, nessuna buona notizia dal fronte dei combattimenti.

Nemmeno a kiev: secondo il copione, il Consiglio di sicurezza ha appoggiato la proposta di Poroshenko di abrogare lo status speciale attribuito al Donbass, dopo le elezioni del 2 novembre, giudicate da Kiev una violazione degli accordi di Minsk. Adottate anche altre misure, tra cui il piano di concludere coi cittadini <<brevi contratti di servizio militare>> e portare la spesa per la <<difesa>> per il 2015 almeno al 3% del bilancio. Il piano di Poroshenko, di sostituire lo status speciale del Donbass con la creazione di una zona di libero scambio, è stato respinto dalla novorossija, anche se la sua leadership è disponibile <<a lavorare su una nuova versione del protocollo>> di Minsk. <<Poroshenko e il suo entourage non sono che miliardari, arrichitesi derubando la gente>> ha detto il vice premier di donetsk Andrej Purghìn; <<continuano a derubarci, non pagano le pensioni agli anziani e ci offrono solo vuote promesse. Siamo per la cooperazione, ma su un piano di parità. Nessun atto dell'Ucraina, adottato senza il consenso della Repubblica popolare, sarà valido sul nostro territorio>>. La risposta del <<falco>>, il replicante premier Arsenij Jatsenjuk, è stata fulminea: nulla dei 19,6 e 14,6 miliardi di grivne destinati dal bilancio statale rispettivamente alle regioni di Donetsk e Lugansk andrà alle aree del Donbass controllate dalle milizie. Ovviamente una goccia, ma pur sempre qualcosa, nell'oceano rappresentato dai 3 miliardi di dolari che l'Ucraina deve pagare a Gazprom entro fine anno e di cui ha anticipato ieri una tranche di 1,4 miliardi, in base all'accordo raggiunto a Bruxelles la settiamna scorsa sulla garanzia europea al pagamento.

E la zampata dei falchi arriva fino ai 4 forzisti nostrani, presenti domenica scorsa alle elezioni del Donbass con decine di osservatori internazionali. Gli apprezzamenti sulla democraticità e legittimità del voto hanno procurato, a loro e ad altri osservatori bulgari, serbi, ungheresi, greci, slovacchi, la qualifica di <<persona non grata>> da parte di Kiev. Nonostante tutto, c'è però chi ritiene ancora troppo morbida la politica governativa: l'ultimo caso è quello del battaglione <<Dnepr-1>>, che minaccia di rovesciare il governo con un colpo di forza, se entro sei mesi non verranno effettuate le <<riforme>> promesse. Riforme di cui si fa peraltro autorevole sostenitore il nuovo establishment democratico europeista, che va dagli esponenti di primo piano dell'estrema destra di Pravyjsektor e Svoboda eletti dalla Rada col maggioritario, all'ex vice comandante del battaglione neonazista <<Azov>>, Vadim Troyan, nominato ora nuovo capo della polizia di Kiev dal Ministro degli Interni Arsenij Avakov (a suo tempo, anch'egli arrestato per abuso d'ufficio e appropriazione indebita, quando era governatore di Kharkov) fino all'ex capo della squadristica Guardia nazionale e ora Ministro della Difesa Stepan Poltorak.

Intanto, mentre in Lituania si svolgonom da due settimane manovre Nato <<Iron sword 2014>>, con soldati da 9 paesi-obiettivo, l'interazione-risposta alla <<minaccia da Est>> - da parte russa, dopo il lancio del <<Bulavà>>, il sottomarino startegico Tula ha effettuato il lancio di prova di un altro missile intercontinentale, il <<Sinevà>>, partito dal mar di Barents e giunto a segno nella penisola di Kamchatka.

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